• I 40 ANNI DELLA LEGGE 833/78 SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

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Venerdì, 29 Marzo 2019 13:31

I 40 anni della Legge 833/78 sul Servizio Sanitario Nazionale

Convegno Torino 18 marzo 2019

Sono più di 40 anni, ormai, che l’Italia ha deciso, con la legge 833/78 di dotarsi di un Servizio Sanitario Nazionale dalle caratteristiche allora innovative nel panorama europeo e che ancora oggi mantiene i propri capisaldi.

Partendo da questa ricorrenza, il Convegno organizzato dall’AVIS Regionale del Piemonte e svoltosi lunedì 18 marzo nella prestigiosa cornice dell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte ha poi ampliato i propri contenuti per analizzare le normative relative alle donazioni di sangue e alle attività trasfusionali per evidenziarne gli elementi caratterizzanti e gli interventi che potrebbero migliorarne l’aderenza all’evoluzione della società.

Dopo aver riportato i saluti del Ministro della Salute, Giulia Grillo, la relazione di apertura di Giorgio Groppo, Presidente dell’AVIS Regionale del Piemonte, è partita proprio ricordando l’innovatività della Legge del 23/12/1978 che superava un quadro di assistenza sanitaria articolato su tanti enti mutualistici, disomogeneo e sostanzialmente inadeguato per istituire un sistema basato su precisi principi di cura, equità ed economicità, orientato alla alla prevenzione e alla riabilitazione, che dava attuazione all’Art. 32 della nostra Costituzione e conferiva precise responsabilità e poteri concorrenti a Stato, regioni ed Enti Comunali.

Dal Servizio sanitario nazionale, ha proseguito Groppo, sono poi nate le leggi sulle attività trasfusionali, prima la Legge 107/1990 che prevedeva in modo esplicito la partecipazione delle Associazioni di donatori di sangue alle attività trasfusionali e poi la Legge 219/2005 che, oltre a riaffermare i principi della donazione di sangue volontaria, periodica, responsabile e non remunerata, ha promosso l’autosufficienza nazionale e regionale del sangue e dei suoi prodotti e introdotto precisi elementi organizzativi e di funzionamento – i Livelli essenziali di assistenza - del sistema trasfusionale.

Pasquale Colamanrtino, - già Presidente nazionale AVIS e della FIOS, ora Responsabile del Centro Regionale di Coordinamento dell’Abruzzo e coordinatore nazionale CRCC - è partito a sua volta dalla Legge 833/78, ricordandone in dettaglio i principi fondanti per poi passare ad una rapida carrellata sulle modifiche poi apportate alla Legge con i Dl. Lgs del 1992, 1993 e 1999 e il successivo completamento della “regionalizzazione” del sistema con il Dl Lgs 56/2000 e la Riforma del Titolo 5° della Costituzione. Da qui Colamartino si è poi spostato sulla Legge 219/2005 per evidenziarne nell’impianto complessivo la ricerca di un equilibrio di competenze e responsabilità fra stato e regioni e il valore strategico attribuito al sistema trasfusionale all’interno del sistema sanitario. Le specificità del modello italiano, in primis la sua natura pubblica, la autosufficienza ricercata attraverso la donazione volontaria e non retribuita e il ruolo attribuito alle associazioni dei donatori, lo hanno differenziato a livello internazionale. Oggi si tratta di mantenere questi principi apportando però correttivi e aggiornamenti che consentano al sistema di poter perseguire l’autosufficienza con la necessaria efficienza.

Anche l’intervento del Sen. Tomassini è partito dalla opportunità di aggiornare la Legge 107 continuandone a sostenerne i principi e tutelando il ruolo delle associazioni ma al contempo ricercando, in una visione sistemica, un nuovo equilibrio fra il piano nazionale e quello regionale. Lo stesso sistema sanitario deve poi puntare anche allo sviluppo dell’home care e sviluppare, in modo integrato, anche aperture al settore privato.

L’analisi più ampia e strutturata della Legge 107 è stata svolta da Vincenzo Saturni, già Presidente nazionale AVIS. Partendo dalla individuazione degli attori del sistema trasfusionale italiano, Saturni ha ripercorso in modo preciso tutti gli aspetti qualificanti e i punti di forza della Legge 107, diffondendosi poi in modo particolare sugli aspetti legati alla partecipazione e integrazione delle Associazioni di volontari nel sistema e del principio del sostegno economico pubblico alle associazioni di volontariato. Nell’ultima parte del proprio intervento Saturni ha poi evidenziato le criticità che nel tempo si sono evidenziate, in particolare rispetto alla programmazione e soprattutto rispetto a tre aspetti qualificanti: la necessità di un finanziamento adeguato al sistema, il ruolo del volontariato del sangue come coattore del sistema trasfusionale e non mero prestatore d’opera e la carenza di personale medico e sanitario, già oggi evidente ma che si presenta in prospettiva ancor più drammatica Saturni ha quindi chiuso il proprio intervento proponendo che sia l’Avis Regionale Piemonte ad operare come capofila per l’avvio di una consultazione per capire come adeguare la normativa.

Il saluto e l’intervento video di Renato Balduzzi, già Ministro della Sanità, ha aperto la seconda parte del Convegno. Balduzzi ha in particolare segnalato la necessità di mantenere un equilibrio fra competenze regionali e servizio sanitario nazionale evidenziando l’eccellenza del sistema sanitario del Piemonte e quella del volontariato del sangue.

A sua volta, Francesco De Lorenzo, anch’egli già Ministra della Sanità e oggi Presidente della FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), ha ricordato l’innovatività della legge 833/78 ed i suoi principi ma anche la difficoltà di assicurare una corretta copertura finanziaria dei costi della sanità in un quadro di tensione nel rapporto fra Stato e regioni. Vanno però superate le diseguaglianze e disomogeneità esistenti proprio fra le regioni anche nell’ambito delle cure domiciliari.

L’attenzione a sostenere i pilastri del sistema trasfusionale, pur nella necessità di un suo adeguamento, è stata al centro dell’intervento di Rosa Chianese, Responsabile del Centro Regionale di Coordinamento della Lombardia. Chianese ha rilevato l’importanza di una corretta gestione e valorizzazione delle risorse, a partire dalle risorse umane e l’utilizzo degli indicatori per individuare le aree di miglioramento.

Anche per Pierluigi Berti, Presidente Nazionale del SIMTI i principi del sistema sanitario vanno tutelati attraverso un utilizzo degli indicatori che guardino però non al singolo elemento del sistema sanitario e trasfusionale ma al sistema nel suo complesso, individuando quali aspetti aggiungano in effetti valore e quali rischiano di risultare inutili se non dannosi. La tutela delle risorse e delle competenze mediche deve essere orientata a superare le disomogeneità esistenti a livello regionale.

“Mettere la salute al centro”, è stato invece il messaggio principale di Antonio Saitta, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte. Senza dare il sistema sanitario per scontato, e al contempo senza cercare di trasformarlo in un qualcosa di meno o di diverso, occorre con impegno operare per una semplificazione che non banalizzi, definendo con attenzione la presenza e l’azione del settore privato, cercando la governance di sistema con decisioni, anche dove possano apparire impopolari, e non con dichiarazioni di principio. Anche l’impoverimento numerico del personale sanitario rischia di divenire un elemento di criticità per tutto il sistema che va affrontato con decision coinvolgendo tutti gli stakeholder.

Nel breve intervento conclusivo, Giorgio Groppo è partito proprio dalla considerazione sulla grave carenza di organici compiuta da Saitta e dalla proposta di Saturni per rimarcare la necessità di un ripensamento sul funzionamento del SSN che impegni di concerto tutta la filiera del sistema sanitario nazionale assicurando, dal proprio canto, l’impegno dell’AVIS del Piemonte.

Se la legge 833/78 dimostra i propri 40 anni, sta al nostro impegno farle vivere una seconda giovinezza.

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