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Mercoledì, 25 Marzo 2020 10:54

in ricordo di Giorgio Groppo

Ciao “GIORGIO”,

Ti scrivo questa lettera che mai avrei pensato di scriverti in tempi normali, ma visto il momento credo che sia importante e doverosa, soprattutto nei tuoi confronti, anche per dare modo a chi ti ha conosciuto poco e magari solo marginalmente per il ruolo che ricoprivi, di capire chi sei, (non mi piace usare il passato eri) chiaramente senza avere la presunzione che queste mie poche righe siano il “verbo” delle verità assolute, ma solo semplici emozioni e ricordi, che il vivere per tanti anni in stretta collaborazione ho il piacere di ricordarti e ricordarmi.

Ti ho conosciuto nella mia prima Assemblea Nazionale a Bellaria nel 2002, quella, tanto per capirci che guidati da Bruna, come Presidente, ci ha visto nelle vesti di oppositori al nuovo statuto, che il Consiglio Nazionale avrebbe voluto adottare, e che al termine di due estenuanti giornate di discussioni, tentativi di accordi e riunioni fiume fra noi delegati, ci ha visto vincitori, in quanto il nuovo statuto non passò, e in sala assembleare scoppiò la gioia dei delegati del Piemonte. Quella gioia, però in confronto alla tua reazione passò assolutamente inosservata. Non potrò mai dimenticare i salti che da solo facesti di fianco al tavolo di Presidenza, una reazione tanto spontanea quanto emozionante, che ricordo ancora, ripetemmo, tutti assieme, nella spiaggia di Bellaria davanti al nostro albergo, a suggello della vittoria ottenuta.

Ebbene, in quella occasione, hai fatto vedere qual è stato il tuo spirito, il tuo impegno, la tua onestà intellettuale, il tuo essere profondamente convinto delle idee che portavi avanti, sempre però pronto alla discussione e a fare un passetto indietro se la controparte riusciva a farti capire che stavi sbagliando qualcosa.

Certo è che il tuo carattere, che definisco come “spigoloso” per usare un sostantivo elegante, non ti ha aiutato ad entrare in empatia con la gente che ti ruotava intorno, perché ben altro suscitavi al primo impatto, e forse anche al secondo, al terzo, ecc. ma era sufficiente separare le cose che dicevi, da come le dicevi, dimenticare gli scatti tante volte superflui e inutili che avevi all’inizio dei contrasti verbali, probabilmente quotidiani, e considerarli come una brutta cornice di un quadro molto bello.

Forse ti si potrebbe definire una gran bella persona all’interno di una cornice molto migliorabile.

Quando sette anni fa, al mio primo mandato da Consigliere Regionale, mi chiedesti di fare il Tesoriere dell’Avis Regionale, giuro che mi hai messo un po’ in difficoltà. Ero al mio primo mandato di un’entità di cui conoscevo molto poco nelle dinamiche e consuetudini, e poi soprattutto il lavorare a stretto contatto con te un po’ mi spaventava, sempre per la scorza con cui ti ostinavi a presentarti; ho comunque accettato e adesso a distanza di anni sono felice di averlo fatto, soprattutto perché in quel modo ho potuto conoscerti in tutti i tuoi scomparti, e trovare in te un amico vero, di quelli che danno senza pretendere e che non cambiano atteggiamento con il variare del vento, come invece ho avuto, purtroppo, modo di vedere in questi anni.

Abbiamo lavorato sette anni assieme, hai quasi sempre appoggiato le novità che ti ho proposto, mi ricordo ancora la partecipazione alle conferenze stampa dei Campionati Europei e in seguito di quelli Mondiali di Pallavolo disputati a Torino, dove io avevo la veste dell’accompagnatore, perché parlavi te, Presidente, e riuscivi a cogliere e a far conoscere a tutti in due minuti, il senso che aveva la partecipazione di AVIS in quel contesto, e perché tutti dovevano essere contenti di averci come Partner. Hai fatto partecipi tutti del senso di solidarietà, fraternità e amicizia, CHE IL DONO DEL SANGUE sa promuovere, e che solo lo sport, inteso come vero sport riesce a veicolare.

Credo di aver discusso, anche violentemente con te, tante, forse troppe volte, per quel tuo atteggiamento ruvido, per quella tua veemente animosità e la tua cocciutaggine più volte dimostrata, a volte anche senza motivazioni, eppure adesso mi manchi, mi manchi come amico, come Presidente, come consigliere, e perché no anche come cicerone……indimenticabili sono stati i due viaggi a Roma, dove forte del tuo sapere e delle tue conoscenze mi/ ci hai fatto vedere cose e situazioni, assolutamente nuove e credo largamente impossibili senza la tua presenza; vedi Vaticano con la sua Gendarmeria, le stradine interne, meta delle passeggiate dei Papi, l’udienza in piazza San Pietro, ecc. ecc.

Sei anche amante della buona tavola, prova ne è la cena che avevi prenotato in quel ristorante sardo vicino a San Pietro, tutti soddisfatti a fine cena per la qualità e quantità del cibo ingerito, che con gioia accettammo tutti la tua proposta di fare due passi per smaltire……………. Ci facesti conoscere squarci e case di Roma che nessuno aveva mai visto o saputo cosa fossero, e questa “passeggiata di salute” per smaltire la cena durò quasi tre ore, a passo sostenuto, non sei mai stato capace di camminare piano, con evidenti strascichi nei miei piedi, incapaci di indossare le scarpe al risveglio la mattina seguente…..

Per quelle strade sei stato un leone nella savana, come lo sei stato nelle aule dei Consigli e/o delle Assemblee Regionali e Nazionali, come un leone sei stato in questi ultimi mesi, con quel calvario che iniziò subito dopo l’Assemblea di Riccione dell’anno scorso e tristemente finito qualche giorno fa.

Quella fu l’ultima volta che ti vidi star bene, ricordo ancora l’ultima passeggiata fatta assieme la mattina della domenica, noi due mattinieri che aspettavamo gli altri amici delegati per la colazione, camminando avanti e indietro per le vie di Riccione respirando i colori e i rumori della Tappa del Giro d’Italia di ciclismo che partiva, combinazione, proprio da Riccione.

Ci siamo ancora visti, poche volte, sentiti almeno due volte alla settimana, ma il ricordo più bello che ho, e che forse è l’ultimo con cui ti voglio ricordare, è con quale fierezza, nonostante il male e la debolezza causata, fosti presente al Congresso di Grinzane a ottobre, da te voluto, organizzato e diretto, ribadendo ancora una volta il tuo motto, fatti non parole, le parole servono solo se seguite dai fatti altrimenti sono fuffa…..

L’ultima volta che ci siamo incontrati, prima della tua dipartita, ero con Luca, Sandro e Claudio a casa tua, e al ritorno in macchina eravamo basiti dal tuo essere ancora propositivo e preoccupato per le prossime scadenze che avremmo avuto, alla ricerca di quella perfezione che hai sempre cercato e tante volte hai trovato, una su tutte la festa del 90° a Torino, dove c’era tutta via Roma invasa dai labari di tutta la regione e la fotografia del tuo viso quando incrociò il mio rimarrà indelebile nei miei ricordi con un titolo “FELICITA’”.

Quegli stessi labari che con un fiocchetto nero ti hanno accompagnato nel tuo ultimo viaggio, per renderti quell’onore che hai meritato nella tua vita terrena, riposa in pace…….GIORGIO……AMICO MIO.

Ezio

 

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