Lunedì, 22 Febbraio 2016 14:59

FAR FRONTE AL CAMBIAMENTO DEI FABBISOGNI E GARANTIRE UN RACCORDO TRA I DIVERSI SISTEMI REGIONALI: QUESTE LE AREE DI MIGLIORAMENTO DELLA LEGGE 219/2005 SUL SISTEMA TRASFUSIONALE ITALIANO

L’Assessore regionale Saitta: “Grazie ai 116.00 donatori Avis attivi che consentono al sistema trasfusionale piemontese di essere un’eccellenza”

 La legge 219/2005 sulla disciplina delle attività trasfusionali ha il grande merito di aver riconosciuto per la prima volta il ruolo fondamentale del donatore volontario e la sua funzione sociale e civica.

Oggi, passati 10 anni, è necessario far fronte ad alcuni cambiamenti fondamentali: primo fra tutti l’invecchiamento della popolazione.

Queste alcune delle riflessioni emerse nel corso del convegno promosso da Avis Piemonte, con il patrocinio del Consiglio regionale, “Il sistema trasfusionale italiano a 10 anni dalla Legge 219/2005: l’esperienza Piemontese”.

Ha aperto e coordinato i lavori Giorgio Groppo, Presidente Avis Piemonte: “La legge 219/2005 è stata essenziale per affermare il ruolo del donatore volontario, espresso attraverso la promozione della donazione gratuita, anonima, non retribuita, periodica e responsabile. Abbiamo organizzato questo incontro per confrontarci con i maggiori esperti nazionali del settore in ambito trasfusionale e per capire quali siano le aree di miglioramento della legge. Il dialogo di oggi, attento e partecipato, è importante per andare a cambiare laddove ve ne sia bisogno, tenendo però ben saldo il più importante risultato raggiunto: l’autosufficienza del sangue con donatori non remunerati.”

Dello stesso parere anche Vincenzo Saturni, presidente nazionale Avis, che ha sottolineato alcune importanti aree di miglioramento:  prima tra tutte il raccordo tra caratteristiche nazionali e regionali affinché vi sia omogeneità di trattamento indipendentemente dalla regione di provenienza.

Rosa Chianese, responsabile CRCC Piemonte, dopo aver sottolineato i capisaldi della legge 219, che sono il dono gratuito e volontario, autosufficienza non frazionabile  e l’unitarietà del sistema trasfusionale  ha messo in evidenza il fatto che la regione Piemonte sia stata la prima in Italia ad attivare la compensazione per  fronte alla necessità di sangue di altri territori, tra cui in particolare la Sardegna.

“La legge presenta molti punti positivi, per questo è necessario un attento monitoraggio per capire quali sono e dove sono i problemi, fare un altro testo sarebbe solo dannoso”. Questo il parere di  Emilia Grazia De Biasi Presidente della Commissione sanità al Senato che ha anche sollecitato i presenti ad adoperarsi per promuovere e perfezionare la cultura della donazione.

“Vorrei prima di tutto ringraziare i 116.000 donatori Avis attivi che permettono di lavorare egregiamente al sistema trasfusionale piemontese”. Con queste parole ha concluso i lavori Antonio Saitta, Assessore Regionale alla Sanità che ha poi sottolineato l’importanza di uniformare il sistema sanitario italiano, evitando la rottura tra nord e sud, ma rifuggendo la centralizzazione. “Perché le cose funzionino bene, - ha concluso l’assessore regionale - è necessaria la misurazione e una programmazione almeno triennale.

Il convegno ha potuto contare anche sugli interventi di Elide Tisi, vicesindaco di Torino, Daniele Valle, consigliere Regione Piemonte, Maria Rita Tamburini, direttore Ufficio VIII Sangue e Trapianti del Ministero della Salute, Giancarlo Liumbruno, direttore CNS, Claudio Velati, Presidente SIMPTI. Molti i rappresentanti della politica  nazionale e locale presetni, tra cui anche l’onorevole  Mino Taricco.

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